LE NEWS
| L'ultimo libro del vincitore |
| Stefano Zurlo: Senza giustizia |
| Difficile momento questo nostro, per la vicenda giudiziaria italiana e non solo per essa. Tra incerti e ardimentosi posizionamenti delle varie parti politiche, coinvolte su quanto e su come il cosiddetto diritto internazionale sia stato più o meno violato e mentre fino a pochi giorni fa zone del Pianeta, solo apparentemente inviolabili perchè mèta di un turismo di lusso sfrenato e che ora devono fare i conti con droni e missili impazziti, si staglia il referendum sulla ‘riforma della giustizia’. Occasione ineludibile putroppo per il ritorno inevitabile di quel ‘guelfoghibellismo’ italiano, che affonda le proprie radici nella storia più antica del nostro amato Paese. Allora ne leggiamo di tutti i colori e ne sentiamo in televisione anche di peggio. Schegge intellettuali impazzite schizzano da ogni canale della informazione sia stampata sia catodica (almeno così si poteva dire). Per cui tutto e il contrario di tutto è disponibile su ogni piattaforma digitale e ogni canale satellitare, e non. Si leggono pure ricostruzioni storiche che partono dallo sbarco alleato in Normadia di un ottantennio fa e arrivano fino al prossimo referendum. Consultazione, si legge, che potrebbe portarci a oscuri deterioramenti del nostro sistema democratico, minato internamente allo stesso modo nel quale il nostro Pianeta si teme minato da terroristi, eletti democraticamente (come Hitler sic) e contrapposti a quei ‘baluardi di libertà e garantismo’, già ben descritti da Autori come Oriana Fallaci a suo tempo, ma sembra sempre in modo molto attuale. Non occorre essere minimamente consapevoli della tragicità che sta vivendo il nostro momento storico, avendo avuto magari una formazione liberale di stampo libertario e magari con una tessera radicale in tasca, per cercare di avere una visione più prudente nell’esprimere giudizi perentori a differenza di chi va in diretta TV a dire che Trump ‘e’ un pazzo’ (sic). Perché anche qui, quel fazioso e italico modo di vedere la storia e l’attualità politica condiziona molte menti, che di esso si nutrono per determinare prima di tutto con sé stessi un posizionamento ideologico e culturale fermo e inamovibile sui ‘principi fondanti e sanciti dalla nostra Costituzione’, come se chi si chiede qualche perché di più sia di per sé un feroce e oscuro tessitore di trame ‘nere’ (sic). In questo minestrone, senza quel gusto fresco e saporito che è tipico del piatto tipico delle mie parti paterne, ossia l’amata Lunigiana, allora oltre a droni e missili imperversano nelle nostre coscienze, bombardate sia digitalmente sia speriamo di no (per ora in basi lontane) fisicamente, limpide lezioni sulla democrazia e la sua corretta interpretazione. A proposito, è uno dei perché: perché ‘accettiamo’ almeno quattro basi americane sul nostro territorio (a meno che non siano ritenute ancora avamposto di quel ‘colonialismo’ appunto del periodo dello sbarco liberatorio) e una di cui si parla poco vicino alla mia seconda patria, ossia in quel Ghedi bresciano (per questo sono già sullo scoglio napoleonico da un po’, non si sa mai). Base bresciana dove, pensate, almeno ben venti testate nucleari sono ben custodite (ognuna di esse è x volte capace di distruggere di più rispetto a quelle che colpirono il Giappone) se poi chi le ha allestite in condivisione non se ne può disporre, in senso difensivo almeno, in un quadro così delicato e pericoloso. Dicevo, in questo frullatore culturale e mentale (in senso psichiatrico) e in una realtà purtroppo da pre-guerra atomica si inseriscono sia il nuovo volume di Stefano Zurlo ‘Senza giustizia’ (Baldini Castoldi, 2026), nel quale egli analizza alcuni casi importanti della cosidetta mala-giustizia sia il referendum, con un autorevole ‘testimonial del sì’ come Antonio Di Pietro. Nel libro citato si parla non solo dei casi più clamorosi come il caso Barillà, ove un innocente fu incarcerato per anni come trafficante di droga per essere poi scagionato completamente da ogni accusa. E poi si dice che il colore di una macchina vale l’altro? Fu proprio l’avere l’auto del colore e modello uguale al vero colpevole ad incastrarlo. Il nostro vincitore invece analizza anche le storture del sistema giudiziario italiano attraverso l’esame dei procedimenti della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Il testo non si concentra su singoli casi di cronaca nera famosi, ma documenta una serie di episodi di malagiustizia che mettono in luce l’inefficienza e la mancanza di responsabilità individuale dei magistrati. Nello specifico, Zurlo tratta: di errori giudiziari e detenzioni ingiuste e riporta dati allarmanti, citando circa 30.000 casi di ingiusta detenzione in trent’anni, con quasi 6.000 persone risarcite dallo Stato solo negli ultimi otto anni. Poi di comportamenti inaccettabili delle toghe ossia vengono analizzati casi di indagini condotte in modo errato, ritardi gravi e condotte improprie che spesso sfociano in sanzioni disciplinari giudicate troppo lievi o in assoluzioni sconcertanti. Inoltre si tratta del sistema di impunità, ossia il libro mette a nudo la difficoltà del sistema nel punire realmente i magistrati che sbagliano, sottolineando come, a fronte di migliaia di vitee travolte, le condanne civili a carico delle toghe siano state quasi inesistenti (una sola dal 1992). Infine il volume evidenzia l’anonimato dei magistrati: per ragioni legali e per evitare contenziosi, i nomi dei magistrati coinvolti nei casi analizzati sono stati omessi, a differenza di quanto accade solitamente per gli indagati comuni. Ora, questa indagine è un atto di onestà intellettuale di chi con spirito liberale (quello di cui sopra, da questo siamo molto accumunati, io e lui) prende in esame una realtà incontrovertibile, ma senza che ciò sia sinonimo di scetticismo aprioristico verso il nostro sistema giudiziario o verso la Magistratura in genere. Purtroppo il ‘guelfoghibellismo’, di cui sopra, italico porterà molte critiche al nostro autore che invece merita il nostro più assoluto rispetto, uscendo per una volta dallo schematismo ideologico e culturale che ci contraddistingue da sempre. A proposito, il prossimo giovedì egli sarà ospite nella terza camera italiana, ossia a Porta a Porta, a presentarlo. Come pure la posizione controcorrente di Di Pietro, nostro Ospite d’Onore con Zurlo il prossimo 25 luglio alla Marina per la sua premiazione, sul referendum (essendosi espresso per il sì) ha scatenato critiche feroci da una parte politica, forse dimenticando il ruolo di ‘grande garante della democrazia’ per tutto il periodo di Mani Pulite contro molti ‘mariuoli’ (espressione di craxiana memoria) e al netto forse di evidenti ‘metodi’, che hanno prodotto vittime illustri sia suicidiarie sia di totale perdita di dignità sociale e professionale, sebbene gli innocenti veri fossero allora pochi trattandosi di un ‘sistema’ consolidato e ritenuto dai colpevoli surrettiziamente giustificante le loro malefatte. Insomma, il contraddittorio nel giudizio della Storia e della attualità politca e culturale deve essere prima di tutto ‘mentale’, ossia non solo tra parti contrapposte, ma in primis in noi stessi per poter avere una visione che non sia pregna di pregiudizi culturali e storici. Quindi contrapporre due personalità così importanti come Zurlo e Di Pietro su un palco, in una calda sera di Luglio, non potrà che giovare al nostro dibattito, volendo che esso sia libero e non strumentale. Il premio è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro. Condurrà la serata il prof. Angelo Filippo Rampini dell’Università di Brescia con la prof.ssa Alessandra Fagioli. La Libreria Libri in Piazza, nella persona della sua titolare Brenda Lazzeretti, partecipa all’evento. Acquista l’opera premio realizzata dal maestro Lorenzo D’Andrea, Acqua dell’Elba, grazie al suo presidente arch. Fabio Murzi. Non mancherà l’omaggio del dott. Marcello Bruschetti di Enoglam EVO. Il premio vede il Patrocinio del Comune di Marciana Marina grazie alla sindaca Gabriella Allori, con la assessora alla Cultura Santina Berti e l’attiva partecipazione della ProLoco marinese, grazie al suo presidente Gianlorenzo Anselmi. Jacopo Bononi-Presidente |
| Ospite d'Onore 2026 |
| Antonio Di Pietro sarà ospite d'onore del premio |
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Antonio Di Pietro, figura centrale della storia italiana da più di trent’ anni, sarà Ospite d’Onore a Marciana Marina la sera del 25 luglio dalle 21.45 durante la premiazione del vincitore del premio 2026, attribuito al giornalista e scrittore Stefano Zurlo. Grazie al vincitore del nostro premio abbiamo pensato, come comitato promotore, specialmente nella mia persona e dell’amico Franco Semeraro di chiedere al dott. Di Pietro di fare da ‘testimonial’ del riconoscimento attribuito al noto giornalista. L’ex magistrato ha accettato di buon grado, contento di rivedere l’Elba e di onorare il giornalista, essendo stato protagonista, specie durante gli anni di Mani Pulite e di Tangentopoli sia di comuni ideali sia di scontri, anche pubblici, che col tempo hanno portato però entrambi ad avere un sentimento di stima e cordialità reciproche. Al dott. Di Pietro inoltre sarà consegnato un ‘Riconoscimento Speciale’ per la sua carriera, su decisione del Comitato promotore, durante la cerimonia di premiazione del dott. Zurlo a nome di tutta la cittadinanza elbana. Antonio Di Pietro si laurea il 19 luglio 1978 in Giurisprudenza alla Statale di Milano. Nel giro di trentuno mesi, lavorando nell’aeronautica militare, sostiene ventidue esami, a un ritmo forsennato. Istituzioni di diritto privato lo sostiene e lo passa dopo appena un mese dall’esame precedente. Si laurea con una tesi in Diritto costituzionale e con voto 108/110. Nel 1979, attraverso un pubblico concorso, assunse le funzioni di segretario comunale in alcuni comuni del comasco. Nel 1980 vince un concorso della Polizia di Stato per Commissario, frequentando la Scuola Superiore di Polizia. Nel 1981 diventa magistrato superando il concorso al primo colpo. A presiedere la Commissione c’è il giudice Corrado Carnevale. Tre anni una dichiarazione al Csm del procuratore capo di Bergamo gli apre la strada al trasferimento alla Procura di Milano. Il Processo di Mani Pulite lo renderà famoso, ma il 6 dicembre 1994, dopo avere concluso la sua requisitoria nel processo Enimont, Di Pietro, sapendo delle indagini della Procura di Brescia, si toglie la toga e comunica al procuratore Borrelli la sua decisione di lasciare la magistratura. Entra in politica e nel 1996 viene chiamato al Governo da Romano Prodi e diventa Ministro dei Lavori Pubblici. Nel 2006, sempre in un Governo Prodi diventerà Ministro delle Infrastrutture. Nel 1997 finisce per fare l’Avvocato del foro di Bergamo, scoprendo però che gli Avvocati non hanno la stessa libertà di comportamento dei Pubblici Ministeri. Nel 2026 è tornato attivamente nel dibattito pubblico sostenendo il “Sì” al referendum sulla giustizia per la separazione delle carriere, una posizione in contrasto con molti suoi ex colleghi del pool. Vive oggi nella sua masseria a Montenero di Bisaccia, dove si dedica all’agricoltura, pur rimanendo iscritto all’albo degli avvocati per seguire l’attualità legislativa. Il premio è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro. Condurrà la serata il prof. Angelo Filippo Rampini dell’Università di Brescia con la prof.ssa Alessandra Fagioli. La Libreria Libri in Piazza, nella persona della sua titolare Brenda Lazzeretti, partecipa all’evento. Acquista l’opera premio realizzata dal maestro Lorenzo D’Andrea, Acqua dell’Elba, grazie al suo presidente arch. Fabio Murzi. Non mancherà l’omaggio del dott. Marcello Bruschetti di Enoglam EVO. Il premio vede il Patrocinio del Comune di Marciana Marina grazie alla sindaca Gabriella Allori, con la assessora alla Cultura Santina Berti e l’attiva partecipazione della ProLoco marinese, grazie al suo presidente Gianlorenzo Anselmi. Jacopo Bononi-presidente
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| Riconoscimento speciale Luigi catta |
| Nasce un nuovo riconoscimento in seno al premio |
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Demoniaca, snaturata sensazione di afferrare il mistero, costringere l’invisibile all’argine dei miei occhi: struggersi, liquefarsi le carni sotto l’effetto di una istigazione nuova: andare al di là e lasciarsi consumare, travolgere nei mondi spersi che stanno oltre le nubi dell’oppio, al disopra dei cieli, senza stupefacenti perché questi sono ancora nella nostra sfera, che ci danno miraggi vividi golosi, ma sempre nei tre colori. È più della narcosi, questo, più degli sciroppi, caramelle, del vino; più di una donna o il tabacco, il vizio, la perdizione: è di più; è il nuovo oltre tutta l’esistenza, mettere un piede all’inferno e una mano in paradiso (Raffaello Brignetti, Il gabbiano Azzurro, 1967. Einaudi). Ecco le splendide parole del Maestro della letteratura di mare italiana, che visse per tutta la vita o quasi nella Torre Medicea alla Marina, esempio unico nel panorama culturale italiano e finalista con lo stesso volume del premio Strega. Premio che poi vinse con ‘La spiaggia d’oro’ (Einaudi, 1971. Lo scrittore fu dirimpettaio di Luigi Catta che era titolare della ‘enoteca’ sita di fronte alla Torre, ‘Il Cantinone Catta’ appunto che ancora oggi esiste con la semplice dicitura ‘dal 1946’. Sarà quindi iniziata con il ‘Riconoscimento Speciale alla carriera Luigi Catta’, assegnato la prossima estate ad Antonio Di Pietro il 25 luglio in piazza della Chiesa a partire dalle 21.45 durante la premiazione di Stefano Zurlo, vincitore del premio 2026, una nuova tappa del nostro ultraventennale encomio. Esso sarà dedicato a una delle ‘figurone marinesi’, delle quali abbiamo già lungamente parlato: un esempio di grande imprenditoria e di incredibile capacità di intraprendere quasi dal nulla redditizie e significative attività che hanno lasciato il segno nella vita culturale e socio-economica marinese e direi elbana. Mio nonno Luigi Catta. Dopo un quarto di secolo che il nostro premio rappresenta la ‘punta culturale’ della cittadina e non solo, ci è sembrato doveroso che l’omaggio formale e ufficiale ad un ospite così importante come Antonio Di Pietro fosse dedicato a chi ha rappresentato, insieme ad altri nomi importanti, il meglio delle capacità di sviluppo marinese nel secolo scorso. Luigi Catta fu inoltre in ottimi rapporti personali con lo scrittore Raffaello Brignetti, al punto che a lui fu dedicato il primo albergo della famiglia, chiamato appunto in suo onore Hotel gabbiano Azzurro nel lontano 1972. Il cerchio che così si chiude merita però dei dovuti approfondimenti, storici e culturali, che consentano in modo chiaro ed inequivocabile di giustificare tale significativa intitolazione. ‘Il Catta’ così come veniva affettuosamente chiamato in paese apprese le sue notevoli capacità professionali dal padre Giovanni che era proprietario terriero a Sant’Andrea: egli infatti svolgeva anche attività di ‘mediatore’, ossia si occupava di acquistare vino dai locali produttori di quella costa, quindi anche dai contadini di Patresi, Pomonte e via dicendo, per poi rivenderlo in Continente.La straordinaria capacità imprenditoriale di Luigi Catta portò questa attività a livelli sempre più impegnativi e questo commercio divenne forse l’attività più importante nella Marciana Marina di inizio del secolo scorso, fino e oltre ai Cinquanta del medesimo. Egli coinvolse figure significative come il proprietario della mitica ‘La volontà di Dio’, un grande veliero commerciale, ossia il comandante Pennello che per anni trasportò per Luigi il vino nelle varie località della costa ligure, prima fra tutte La Spezia, per la vendita. In contemporanea allo sviluppo turistico dei Sessanta del Novecento che arrivò violento e totalizzante in quegli anni e che ancora adesso è l’ossatura della vita socio-economica dell’isola, vi fu il passo che segnò un’epoca ovvero la trasformazione di quella che era un’ attività verso l’esterno in una attività interna alla cittadina, ossia la nascita dall’iniziale magazzino di deposito del vino sul porto, prima del suo invio in Continente, di una rivendita al pubblico. Essa non si articolò solo nella statica presenza di un’enoteca, ma nella costruzione di una vera e propria rete turistico-commerciale, legata ad agenzie di viaggio e spesso ai suoi autisti, che portavano direttamente i turisti sul porto, cosa che consentiva di essere essa stessa il volano di una promozione diretta della nostra cittadina, in tempi lontani da internet e da quelle che possiamo considerare le cosiddette ‘moderne comunicazioni’.L’attività fu molto importante perché creò un indotto, legato a questo grande movimento sul porto, che interessò tutta la cittadina e non solo per il periodo di bassa stagione che era quella preferita per i viaggi organizzati, ma come già detto nel senso di una indiretta promozione di tutti i comparti commerciali stagionali. Ne ebbero beneficio inoltre tante famiglie marinesi per decenni, così come fu poi per il cinquantennio che seguì l’apertura dell’hotel, essendo ad esempio tutto il personale del medesimo sempre esclusivamente marinese. Luigi Catta, anche dopo la vendita del cantinone, circa trenta anni orsono perché la famiglia preferì concentrarsi sull’hotellerie essendo nel frattempo diventati due gli hotels, ebbe sempre una sua posizione di grande considerazione e rispetto al porto, tanto da avere una ‘sua’ sedia sotto il loggiato del medesimo che tenne fino alla sua morte da ultra-ottantenne, quando ancora con grande energia una mattina in inverno si stava recando a La Spezia. Certe ‘agiografie apparenti’ sono importanti. Nel caso del mio nonno non si tratta di questo, quanto piuttosto del giusto riconoscimento che va attribuito a chi, ripeto, quasi dal nulla ebbe modo nella sua vita di dimostrare tanta capacità e tanto coraggio imprenditoriale in tempi assai lontani dai nostri, non solo in senso storico, quanto piuttosto in senso culturale, laddove l’assenza di riferimenti similari poneva gli individui a seguire modelli unici e irripetibili. Allora ci auguriamo che questo riconoscimento speciale attribuito ad Antonio Di Pietro possa creare un giusto ‘ponte’ tra due figure così diverse, ma che in realtà hanno molti punti in comune per statura e slancio e che sia di stimolo per questa amministrazione e per quelle che verranno, nonché per la Proloco, affinchè si dia il giusto peso a certe illustri figure del passato della Marina, come i Torino, i Murzi, i Gasparri, i Coltelli per citarne alcuni (ma sempre pochi), senza le quali nulla della nostra ridente cittadina ci sarebbe oggi. Sarà l’artista Francesca Groppelli a realizzare il ‘Riconoscimento speciale alla carriera Luigi Catta’ con uno speciale dodecaedro dedicato a Di Pietro. Per concludere ricordiamo ancora le parole di un grande poeta che scrisse: E giriamo e guardiamo e abbiamo cura delle nostre cose, perché se non ne avremo cura noi, chi ne avrà in vece nostra? E chi si prenderà cura di noi, se saremo incuranti delle stesse nostre cose?’ Jacopo Bononi-presidente
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| Premio 2025 |
| Cultura all' Elba: si può e si deve. |
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L’estate marinese, oltre agli eventi promossi con grande successo dalla Proloco insieme con la Libreria Libri in piazza, ha presentato due appuntamenti ‘clou’ che per importanza e originalità confermano la vocazione culturale della cittadina elbana. Il Premio letterario La Tore Isola d’elba ieri sera con Antonio Scurati, vincitore del nostro riconoscimento dopo essere stato nel 2019 nostro ospite in veste di vincitore dello Strega e per l’appunto il 2 agosto scorso il Premio Strega con Andrea Bajani. La serata di ieri sera e anche quella dello scorso 2 agosto testimoniano in modo inequivocabile che fare cultura all’Elba ‘si può e si deve’. Al netto di certe retoriche del ‘chi si loda si imbroda’, devo sottolineare che entrambi gli eventi sono stati un successo. Il sostegno della sindaca Gabriella Allori non è mancato e l’amicizia con l’amico Gianlorenzo Anselmi presidente della Proloco della Marina ci hanno fornito lo spirito giusto affinchè sia stato affrontato l’impegno con serenità e sia stato ottenuto un consenso unanime in entrambi gli appuntamenti. Devo ringraziare da una parte ancora una volta Stefano Petrocchi che, con Franco Semeraro abbiamo coinvolto, sette anni fa per il ritorno del prestigioso premio sullo Scoglio ove Anna maria Rimoaldi volle portarlo anni prima, come nel caso specifico debbo ringraziare l’amico Antonio Scurati che venne nostro ospite appunto nel 2019 in veste di ‘vincitore stregato’ e per il la Tore la cara amica Roberta Bellesini Faletti che creandomi il contatto con Luca Carboni ha potuto realizzare quello che da sempre è nella nostra mente ossia intendere la Cultura come partecipazione. Nel caso di ieri sera non è stato difficile perché la sensibilità e l’innata curiosità del nostro vincitore hanno permesso di coniugare la ‘letteratura alta’ della sua arte con un’altra letteratura altrettanto ‘alta’: quella di un musicista e di un uomo di grande dimensione interiore quale è Luca Carboni. La sua musica e la sua poetica, che si esprime da sempre attraverso i testi dei suoi brani, mi si consenta, specie di quelli ‘minori’ intesi come i meno conosciuti, fa il paio con quella insoppriminibile necessità di esprimersi comunque che ha sempre il vero artista e nel caso di Luca nella pittura. Siamo quindi felici che partendo dalla sua mostra bolognese di quest’inverno abbiamo potuto valorizzare il suo lato ‘minore’ inteso anche qui come meno noto, ma altrettanto intenso e espressivo, quello dell’arte pittorica. Sia l’aspetto evidente della contaminazione culturale tra le varie arti sia la valorizzazione dei ‘lati nascosti’ di un autore sono da sempre al centro della nostra promozione culturale e molti vincitori del nostro premio hanno potuto rendere più noti aspetti meno conosciuti del loro background, basti pensare al Ministro Dario Franceschini. Allora, la partecipazione di cui vado parlando è multidirezionale, ossia si esprime attraverso la valorizzazione dell’autore, spesso outsider oppure tramite l’artista che omaggia il vincitore con una sua opera, a testimonianza della intrinseca forza culturale elbana che così viene rappresentata. Nel caso di Scurati e Carboni accostare due personalità così dirompenti per notorietà e impatto mediatico poteva sembrare un rischio, ma abbiamo lavorato confidando nella sensibilità e nella perspicacia di entrambi, nel primo caso sperimentata personalmente e nel secondo raccontata da molti, in primis Roberta, ma se vogliamo anticipata dai versi di alcuni suoi testi musicali, dietro ai quali non poteva che esserci l’uomo di valore che poi abbiamo conosciuto. Per tutte queste ragioni insisto nel credere che l’Elba possa essere una bandiera di sé stessa, in termini di promozione culturale, laddove intediamo una promozione che non sia effimera e legata al momento estivo, quanto piuttosto il ‘costruire insieme’ un percorso intenso e dialettico tra istituzioni e privati, tutti proiettati verso un futuro scevro da inutili conflitti o campanilismi, seppurer nel rispetto delle diversità di ciascuno che non dividono bensì arricchiscono il ‘paniere Elba’. Quindi mi sovviene lo spirito di mio nonno Luigi Catta, noto imprenditore della prima ora all’Elba, mai ricordato abbastanza per il suo valore anche in termini storici per tutta l’ imprenditoria elbana, il quale decidendo di chiamare l’hotel che aveva ideato e costruito per i figli andò dal suo dirimpettaio al porto della Marina per comunicargli che la struttura si sarebbe chiamata Gabbiano Azzurro, in onore al suo romanzo di successo omonimo del 1967. Allora egli, ossia Raffaello Brignetti, commosso dedicò una copia del suo libro all’hotel, dedica che conserviamo riprodotta al fianco di un grande doppio trittico pittorico in hotel, raffigurante quelle spiagge della Fenicia e della Fenicetta così vicine alla Torre Medicea che dà il nome al nostro premio e dalla quale Brignetti essendo la sua residenza osservava il mare protagonista principe delle sue opere. Mi si perdoni questa divagazione intima e personale, ma se non impariamo nella vita a riconoscere le ragioni storiche, ambientali e genetiche delle nostre scelte, se non sappiamo capire i misteriosi percorsi della nostra Anima che ci portano a fare ciò che facciamo, che senso ha farlo? Allora evviva tutto ciò che porta a unire diverse espressioni culturali, differenti ‘mondi’ che magari, come nel caso di ieri sera, si incontrano e si amano, evviva la cultura come unione di sensibilità diverse, ideologie diverse, esperienze diverse quando il risultato è quella energia che abbiamo visto la sorsa sera sul palco. Promuovono i premi La Tore e Strega all’Elba Franco e Lucia Semeraro con l’Hotel Gabbiano Azzurro. Abbiamo una collaborazione con le amiche Brenda e Claudia, rispettivamente per la libreria Libri in Piazza e per la Libreria Rigola, e rispettivamente per lo Strega e il LaTore. Si ricorda la partecipazione attiva dell’Amministrazione Marinese, con in primis la sindaca Gabriella Allori e l’assessore alla cultura Santina Berti. Non manca mai la Proloco marinese, da sempre attiva e prolifica di iniziative e l’Acqua dell’Elba che grazie all’amicizia e alla sensibilità dell’amico arch. Fabio Murzi non fa mancare il suo appoggio acquistando l’opera del Premio La Tore. Hanno condotto le due serate il prof. Angelo Filippo Rampini, docente tra l’altro a Brescia alla Facoltà di Economia e Commercio di Matematica Finanziaria Attuariale, ma anche consulente, esperto di arte e collezionista e la prof.ssa Alessandra Fagioli, scrittrice e critica letteraria di grande prestigio dell’Università di Roma, entrambi cari amici di lunga data. Ringrazio il Comitato d’Onore del premio, tra i cui membri menziono Massimo Gramellini, Giordano Bruno Guerri e Pietrangelo Buttafuoco tra gli altri e nello specifico di ieri sera, in quanto presente, alla serata sul palco l’amico dott. Alfredo Giordano, dottore in filosofia ma anche imprenditore nel settore farmaceutico, infine gli amici artisti Walter Puppo e Francesca Groppelli. Infine ringrazio col cuore di figlio i miei genitori, ricordando il mio babbo prof. Eugenio Bononi che chi ha conosciuto, ha amato: si dice che a loro dobbiamo ciò che siamo, nel riconoscermi meno di loro posso quantificare la loro grandezza. E poi, last but not least, mio zio Loris Jacopo Bononi, poeta e scrittore nonché scienziato e dirigente, a proposito di commistione ed eclettismo culturale: perché ciò che si riceve effettivamente nella propria formazione supera sempre ciò che sembra ti sia stato dato. Jacopo Bononi presidente
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| L'opera premio 2025 |
| Luca Carboni realizza l'opera premio |
| Il musicista e artista Luca Carboni realizza l'opera premio 2025. ‘Il viaggio è la metafora della vita e l’approdo del navigatore sull’isola, è la rappresentazione della realizzazione di un progetto o dell’incontro con il grande amore. Il brano è dedicato all’Elba, un luogo che amo e dove trascorro molto tempo. L’ho scritto su uno scoglio dove la realtà di isola si fondeva con l’aspetto simbolico della fine del viaggio: la canzone parla di una navigazione verso il tramonto con la prua a ovest, ma contiene molti elementi latini e del sud’. Così Luca Carboni descrive la composizione e il significato di uno dei brani più significativi ed intriganti della sua vasta produzione discografica, ‘La mia isola’. Autore poliedrico, legato alla cosidetta scuola bolognese, in particolare a Lucio Dalla che lo lanciò, dopo aver ricevuto dei suoi testi durante una cena con gli Stadio (e anche qui troviamo un altro elbano di adozione come il frontman del gruppo Gaetano Currieri), decise di incotrarlo subito e da lì partì la sua folgorante carriera musicale. Tuttavia meno nota è la sua carriera di artista e in particolare di pittore, sebbene egli abbia prestato la sua arte anche alla realizzazione di copertine di dischi suoi e di altri, ad esempio quelli di Francesco De Gregori. Questo intrigo complesso di emozioni e vita ha stimolato il comitato promotore ad avvicinare l’artista tramite una cara amica, nonché membro del Comitato d’Onore, ossia l’architetto Roberta Bellesini Faletti, moglie del compianto Giorgio, vincitore nel 2005 della prima edizione del riconoscimento e rimasto fino alla sua prematura scomparsa un grande amico del premio. Carboni ha allestito a Bologna presso il Museo della Musica una mostra delle sue opere e anche di molti oggetti relativi alla sua vita nei mesi scorsi, dopo che aveva già realizzato una esposizione personale a Mantova alcuni anni or sono. La Mostra è stata curata dal noto e compianto critico d’arte Luca Beatrice scomparso durante i mesi della esposizione e del quale il nostro ha così parlato: (…) Ci sono anche dettagli personali. La mia intenzione era di tenerli nascoste ma i consigli di Beatrice mi hanno convinto ad esporli, ad aprirmi così al pubblico in modo totale. Non mi era mai capitato. Era un attento studioso dell’arte ma seminava la sua intelligenza viva in tutti i settori che frequentava. Mi viene da pensare alla musica, era un grande appassionato delle band degli anni d’oro. Sapeva tutto (…). Non escludiamo che una personale dell’Artista possa essere realizzata proprio all’Arthotel nel periodo estivo in ricordo dell’amico critico d’arte. L’esposizione bolognese, prorogata fino al 2 marzo, veniva così raccontata dal suo curatore: (…) La mostra racconta in una cinquantina di opere il volto inedito del cantante e artista bolognese, a quarant'anni dall'uscita del suo primo disco '...Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film'. Una sinergia tra musica e arte visiva, quella messa in risalto da Beatrice, che mostra un percorso creativo inedito e parallelo, spesso intrecciato a quello musicale, dato che molti album di Luca Carboni si sono accompagnati ad una produzione fatta di quadri, disegni, progetti e schizzi che raccontano il processo creativo dietro ogni brano, concerto o tour. In quarant’anni di Luca Carboni ha pubblicato dodici album in studio, un live e diverse raccolte. Ma nel frattempo ha coltivato altro, magari in solitudine o appartato: ha disegnato, dipinto, realizzato opere installative, raccolto immagini, perché nel suo percorso arte e musica sono andate insieme, l’una ispirava l’altra, l’una aiutava l’altra. Una parte nascosta, un percorso parallelo intimo e personale, sperimentale, quasi mai raccontata se non in alcuni rari momenti in cui Luca ha utilizzato disegni per copertine di album, immagini per proiezioni in alcuni tour e una raccolta di schizzi nel libro Autoritratto del 2004. Una parte che, come le canzoni, ha dentro, in modo profondo, la sua città, Bologna, le piazze, le strade, le chiese, figure femminili ispirate alle forme e alle linee dei portici. (…) Della sua produzione artistica come pittore Carboni dice: (…) Nella pittura mi ispirano le donne, i colori piatti delle bandiere, i cartelli stradali, i portici e le chiese. Nella produzione di solito mi piace mescolare la tempera, i colori acrilici, le bombolette spray per la pittura di strada, il tutto applicato sempre su diversi tipi di supporto, a volte la tela classica ma anche legni di recupero, compensati vari e altri materiali come il ferro, il cartone, la carta da pacchi e da regalo. |
| Premio edizione 2025 |
| Antonio Scurati vince la ventunesima edizione del premio |
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Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969 ed è cresciuto tra Venezia e Ravello: vive a Milano. Laureatosi in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, prosegue gli studi all’’École des hautes études en sciences sociales’ di Parigi e completa la sua formazione conseguendo un dottorato di ricerca in ‘Teoria e analisi del testo’ all’Università di Bergamo, dove ha poi coordinato il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza e insegnato Teorie e tecniche del linguaggio televisivo. Cofondatore del Festival letterario Officina Italia, è oggi editorialista del Corriere della sera e docente di letterature comparate e creative writing all’Università IULM di Milano, dove ha fondato e co-dirige il Master in Arti del Racconto. Premiato nel 2019 con l’’Ambrogino d’Oro’, nel 2020 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e, nel 2024, la Francia gli ha conferito il titolo di ‘Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres’. Esordisce con ‘Il rumore sordo della battaglia’ (Mondadori) nel 2003, anno in cui pubblica anche il saggio ‘Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale’, finalista al Premio Viareggio. Del 2005 è il romanzo ‘Il sopravvissuto’ (Bompiani), vincitore del Premio Campiello e del Premio Nazionale Letterario Pisa per la Narrativa, portato in scena con il titolo di Socrate il sopravvissuto / come le foglie dalla compagnia Anagoor, vincitrice del Leone d’argento per il Teatro alla Biennale di Venezia. Nel 2006 viene pubblicato in una nuova versione il suo romanzo d’esordio, ‘Il rumore sordo della battaglia’ (vincitore dei premi Kihlgren e Chianciano per l’opera prima). Nello stesso anno, sempre presso Bompiani, è uscito il saggio ‘La letteratura dell’inesperienza’. Nel 2007 viene pubblicato il romanzo ‘Una storia romantica’, che si aggiudica il Premio Super Mondello. Nello stesso anno realizza per Fandango, insieme a Lorenzo Scurati, il documentario ‘La stagione dell’amore’, film che indaga la vita erotica nell’Italia contemporanea, riprendendo l’inchiesta realizzata nel 1965 da Pier Paolo Pasolini in ‘Comizi d’amore’. Nel 2009 esce ‘Il bambino che sognava la fine del mondo’, finalista al Premio Strega. Nel 2010 pubblica il saggio ‘Gli anni che non stiamo vivendo. Il tempo della cronaca’, una raccolta di articoli sui principali fatti contemporanei di cronaca nera, politica e attualità. Nello stesso anno affronta i medesimi argomenti con la rubrica “Lettere dal nord” all’interno del programma televisivo ‘Parla con me’ su Rai 3. Sempre per Bompiani pubblica poi ‘La seconda mezzanotte’ (2011), ‘Il padre infedele’ (2013, di nuovo finalista al Premio Strega) e nel 2015 ‘Il tempo migliore della nostra vita’, romanzo sulla vita del grande intellettuale antifascista Leone Ginzburg (vincitore del Premio Viareggio-Rèpaci e del Premio Selezione Campiello). È del 2016 il saggio ‘Dal tragico all’osceno’, in cui Scurati teorizza il trionfo dell’oscenità di massa sull’arte tragica, aberrazione estetica che rende impossibile una rappresentazione partecipe e catartica della sofferenza umana. In un percorso parallelo, con i suoi romanzi Scurati indaga il nesso tra violenza e storia e tra violenza e odierno immaginario mediatico, alla ricerca di una via letteraria che conduca l’uomo contemporaneo a recuperare il perduto sentimento epico del tempo. Nel settembre 2018 pubblica per Bompiani ‘M. Il figlio del secolo’, primo volume di una saga su Benito Mussolini destinata a raccontare la storia italiana dal 23 marzo 1919, giorno della fondazione dei Fasci di combattimento, fino al 1945. Primo romanzo sul fascismo raccontato attraverso Benito Mussolini, sin dalla sua pubblicazione diventa un caso letterario capace di riscrivere il concetto di romanzo storico nella letteratura italiana, oltre che di aprire un dibattito nel panorama culturale nazionale e internazionale. In vetta alle classifiche per due anni consecutivi, vincitore del Premio Strega 2019, è oggi in corso di traduzione in quaranta paesi ed è diventato uno spettacolo teatrale e una serie televisiva prodotta da Wildside e The Apartment, presentata nel settembre 2024 alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel settembre 2020 è uscito, sempre per Bompiani, il secondo volume della saga, ‘M. L’uomo della provvidenza’. Dalle “leggi fascistissime” del 1925, che sanciscono il definitivo smantellamento dello stato liberale, fino alla grande Mostra con cui nel 1932 il fascismo celebra se stesso nel decennale della Marcia su Roma, questo nuovo pannello dell’opera narra gli anni in cui il regime si consolida, permeando ogni aspetto della vita sociale, politica e spirituale italiana. Segue, nel settembre 2022, ‘M. Gli ultimi giorni dell’Europa’, che racconta gli anni fatali precedenti all’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale nel 1940.
Motivazione del premio: ' Per la sua carriera di studioso che trae origine dagli studi filosofici compiuti sia a Milano sia a Parigi sia a Bergamo in Università prestigiose. Per la sua carriera accademica che lo ha portato ad insegnare allo IULM e a ricevere anche per i suoi studi il titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e quello di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres in Francia. Per la sua opera di saggista che affronta con lucidità argomenti di attualità e che lo porta ad affiancare con notevole successo a questa attività anche quella di editorialista del Corriere della Sera. Per la sua dedizione alla narrativa che attraverso alcuni romanzi lo fa riconoscere come una delle voci più interessanti della letteratura contemporanea, qualità riconosciute anche con la vittoria di prestigiosi riconoscimenti come il ‘Premio Campiello’ nel 2005, opere attraverso le quali egli indaga ‘il nesso tra violenza e storia e tra violenza e odierno immaginario mediatico, alla ricerca di una via letteraria che conduca l’uomo contemporaneo a recuperare il perduto sentimento epico del tempo’. Per la serie dei romanzi dedicati alla figura di Benito Mussolini ‘M. Il figlio del secolo’, attraverso i quali, con un’attenta ricostruzione degli avvenimenti storici, affronta le varie fasi dell’affermazione in Italia del regime fascista attraverso gli occhi e la mente del suo protagonista principale. Per la sua costante presenza nel dibattito culturale e politico italiano, anche per la sua recente produzione letteraria non scevra da critiche e attacchi personali. Per la sua complessiva figura di uomo di cultura che, attraverso la sua attività di saggista e di romanziere, ha saputo sempre intervenire nelle vicende della Storia Italiana con uno sguardo critico e analitico.' |
| Premio La Tore edizione 2024 |
| Vince la ventesima edizione Marcello Veneziani |
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Marcello Veneziani vince la ventesima edizione del ‘Premio letterario la Tore isola d’Elba’. La scelta del comitato promotore è stata dettata dall’importanza che questo autore riveste nel panorama culturale italiano e per la consolidata reputazione di studioso e di saggista, oltre che per la chiarezza delle sue posizioni sempre espresse in modo approfondito e culturalmente ragionato, seppur in un quadro di complessità e spesso di contraddittorietà col cosiddetto ‘pensiero politico dominante.’ E’ uno scrittore italiano che ha dedicato all’Italia molte sue opere, articoli, mostre e convegni. Ha fondato e diretto riviste e scritto su varie testate, da «il Giornale» a «Libero», dal «Corriere della Sera» a «la Repubblica» e «il Messaggero». Tra i suoi ultimi saggi: Anima e corpo (Mondadori, 2014), Ritorno al Sud (Mondadori, 2014), Un'ora d'aria. Sessanta racconti minuti (Avagliano, 2015), Lettera agli italiani. Per quelli che vogliono farla finita con questo paese (Marsilio, 2015), Alla luce del mito (Marsilio, 2017), Imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti (Marsilio 2017), La leggenda di Fiore (Marsilio 2021), Manzoni, i fiori del bene (Vallecchi, 2021), La Cappa. Per una critica del presente (Marsilio, 2022), Scontenti. Perché non ci piace il mondo in cui viviamo (Marsilio, 2022), Vico dei miracoli. Vita oscura e tormentata del più grande pensatore italiano (Rizzoli, 2023), Cesare Pavese il mito (Vallecchi, 2023) e L'amore necessario. La forza che muove il mondo (Marsilio, 2024). Del suo ultimo saggio di successo Veneziani ha avuto modo di chiarire in una sua intervista recente: (…) Non è un breviario per la terapia di coppia. Da anni rifletto sul pensiero filosofico e spirituale, frequentando assiduamente autori quali Plotino, Dante, Nietzsche, Simone Weil, Cristina Campo. Ed ho scritto, pur se non in forma organica, su tematiche universali. Quali ad esempio l’amore, la vera energia che muove incessantemente il mondo e gli esseri umani. Pertanto, mi è sembrato giusto il momento per misurarmi con un argomento che non sia di stretta attualità o di prospettiva storica. (…) ‘L’amore necessario’ è suddiviso in nove grandi tematiche: l’amore per la vita, l’amor di coppia, per la famiglia, per il sapere, per la patria, per il mondo, per il destino, per il mistero divino, per la verità. La serata della premiazione sarà quest’anno il 27 luglio a Marciana Marina in piazza della Chiesa, a partire dalle 21.45 e sarà accompagnata da un concerto del duo ‘Euridice’, ossia la pianista Daniela Reboldi e la contrabbassista Laura Costantino, due virtuose artiste bresciane che allieteranno l’evento. L’opera premio 2024 è realizzata dalla pittrice Cinzia Bevilacqua. Il premio è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro. Condurrà la serata il prof. Angelo Filippo Rampini dell’Università di Brescia. Acquista l’opera premio Acqua dell’Elba. Partecipa all’ evento di nuovo la Libreria Rigola di Marciana Marina. Non mancherà l’omaggio del dott. Marcello Bruschetti di Enoglam EVO. Il premio vede il Patrocinio del Comune di Marciana Marina e la partecipazione della Pro Loco marinese.
Motivazione del premio: Per la sua articolata attività di giornalista nelle principali testate giornalistiche italiane, ove ha saputo sempre ritagliarsi un ruolo di primo piano. Per la sua intensa attività quale studioso e ricercatore nel campo della saggistica sia di tipo storico sia di tipo sociologico, ponendo in evidenza sempre con chiarezza il proprio punto di vista politico e culturale. Per la sua attività di romanziere che, attraverso un linguaggio nitido e una prosa chiara e puntuale, ha segnato anche il campo della narrativa con successo. Per la sua partecipazione alla vita culturale e politica del Paese che lo ha portato ad essere riconosciuto come una delle punte di diamante del dibattito culturale e politico italiano. Per la sua complessiva figura di uomo di cultura che ha saputo guadagnarsi in oltre mezzo secolo di intensa attività il rispetto e la stima, pur partendo da posizioni spesso conflittuali con il pensiero dominante e per il contributo indiscutibile che continua a dare nel panorama della cultura italiana conteporanea e nel dibattito politico.” Biografia: Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste tra cui L’Italia Settimanale e Lo Stato. Ha scritto su vari quotidiani e settimanali: dal Corriere della Sera a La Repubblica, La Stampa, Libero, Il Messaggero, Panorama. Ha scritto a lungo su Il Giornale, chiamato da Montanelli e poi da Feltri, dove ha tenuto per anni la rubrica in prima pagina Cucù. È commentatore della Rai. Ha scritto vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio. Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza). I Vinti, Rovesciare il ’68, Dio, Patria e Famiglia. Dopo il declino (editi da Mondadori). È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofico letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, un viaggio carnale e metafisico tra le figure femminili. Per Mondadori ha pubblicato tra l’altro Il segreto del viandante, Amor fati, la vita tra caso e destino, Vivere non basta. Lettere a Seneca sulla felicità. L’ultimo suo libro, uscito da Mondadori, è Anima e Corpo. Viaggio nel cuore della vita. Per gli Oscar Mondadori è in libreria Ritorno a Sud. Ha poi pubblicato con Marsilio Lettera agli italiani (2015), Alla luce del mito (2016), Imperdonabili. Cento ritratti di autori sconvenienti (2017), Nostalgia degli dei (2019) e Dispera bene (2020). Inoltre Tramonti (Giubilei regnani, 2017) e Dante nostro padre(2020), La Cappa (2021), Scontenti (2022). Ultimo successo il saggio L’Amore necessario (2024). |
| In ricordo di Pepi Castelnovi |
| Una penna sempre in corsa: A lui sarà dedicato il premio 2024 |
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Sono rimasto molto scosso dalla notizia della scomparsa del caro amico Giuseppe Castelnovi. La mia amicizia e della mia famiglia con lui è stata una amicizia forte e affettuosa. Pepi era di famiglia, insieme con la amatissima moglie Franca, lei di origini fivizzanesi (di Pognana per precisione) come il mio babbo. Hanno entrambi frequentato la mia famiglia materna fin dall’inizio del Gabbiano Azzurro nato oltre cinquanta anni fa, durante la gestione ultratrentennale di mio zio Angelo. Abbiamo poi consolidato la nostra frequentazione anche per l’origine lunigianese della moglie, da bambina compaesana sia di mio padre sia di mio zio Loris. La scomparsa improvvisa di Franca, pochi anni fa, aveva oscurato in parte la vivace presenza di Pepi. Uomo di grande simpatia e piacevolezza, sempre pronto a affrontare discussioni e considerazioni significative, spesso in contrasto (apparente) con la consorte: mi si perdoni il paragone, un po’ alla ‘Raimondo e Sandra’. Eppure il loro legame era molto forte e la loro vita insieme molto intensa, pur nelle rispettive caratteristiche temperamentali piuttosto opposte, ma si sa che è la complementarietà il ‘sale’ dei rapporti umani e sentimentali. C’era poi il Pepi scrittore, giornalista e studioso che, come il suo collega Schianchi ben dipinge nei brani che sotto riporto, faceva il paio con la persona curiosa e perspicace che chi lo ha conosciuto ha sempre incontrato. Non ricordo una sera in hotel che con lui non ci fosse l’occasione di ricordare fatti e avvenimenti del passato sia legati alla sua carriera di grande giornalista sportivo sia episodi legati alla sua vita di genovese trapiantato a Milano. Poi c’era la sua generosità. La sua grandezza era quella che pochi uomini hanno davvero, ossia quella di essere disposti verso gli altri e partecipi non del proprio mondo sulle altre persone, bensì il contrario. Riconoscere l’importanza del mondo altrui e condividerne per quanto possibile le comuni emozioni. Allora, da grande appassionato e studioso di ciclismo, non ha mancato mai di omaggiarmi di un suo volume su Coppi o Bartali, ma durante la mia esperienza di presidente del Ducati club dell’isola d’Elba non mi ha fatto mai mancare, ogni anno, quella che era l’ultima e più importante edizione sui bolidi rossi di Borgo Panigale. L’ascolto e l’attenzione verso l’altro e la disposizione verso il prossimo: pregi rari e complessi che erano in lui spontanea presenza. Nominarlo membro del Comitato d’Onore del premio è stata una cosa che con Franco Semeraro abbiamo ritenuto doverosa a suo tempo e lui, pur schernendosi sempre al riguardo, era orgoglioso di questa cosa e non mancava mai di farmi avere opinioni e valutazioni su vincitori che si sono succeduti in venti edizioni. Marciana marina ha avuto un figlio adottivo molto illustre che sarebbe giusto omaggiare pubblicamente. Noi lo faremo. La ventesima edizione del Premio Letterario La Tore sarà dedicata a lui. Della sua importanza nel panorama culturale e giornalistico italiano lascio parlare il suo collega Schianchi della Gazzetta, che in poche parole ben inquadra il personaggio: (…) Il passato era per lui fonte di conoscenza e non semplice e banale nostalgia del tempo perduto. Materiale che avrebbe poi utilizzato per i suoi libri, scritti quando ormai era andato in pensione, o per gli inserti o i numeri speciali che Cannavò immancabilmente gli affidava perché della sua competenza, della sua attenzione e della sua precisione si fidava ciecamente. Non fu un caso che tutte le iniziative editoriali per il centenario della Gazzetta, nel 1996, vennero coordinate da 'Castel', e di errori o refusi neanche l'ombra. (…) Lui, sempre pacato nei modi e nelle parole, governava quella squadra con il piglio dell'ammiraglio: jeans, camicia azzurra e un menabò di carta rosa arrotolato attorno al collo per asciugarsi il sudore, stava in redazione dalla mattina (quando c'era la riunione) fino alla chiusura del giornale, intorno a mezzanotte. Ordinava pezzi, chiedeva interviste, coordinava il lavoro degli inviati, discuteva i commenti, impaginava i titoli, tagliava gli articoli troppo lunghi. Un perfetto artigiano al servizio della causa, uno di quelli senza i quali un giornale non solo non potrebbe essere fatto, ma nemmeno pensato. Di lui colpivano la gentilezza, la dedizione al lavoro, la modestia, l'umiltà. Ne sapeva il doppio, o forse il triplo o il quadruplo, rispetto a colleghi che avevano l'onore del palcoscenico, eppure mai ha brigato o desiderato arrivare lassù. Il suo giornalismo aveva il sapore del pane fatto in casa, frutto dell'impegno, della conoscenza e del sudore. E grazie alla sua mitezza e ai suoi frequenti esercizi di persuasione tanti giornalisti della Gazzetta sono cresciuti e hanno imparato il mestiere all'ombra di 'Castel', uno al quale era impossibile non volere bene. (Andrea Schianchi, ‘La Gazzetta dello Sport’ del 23 novembre 2023). Giuseppe Castelnovi era nato a Rossiglione (Genova), nel 1932. Aveva alle spalle più di mezzo secolo di giornalismo in gran parte svolto alla 'Gazzetta dello Sport' di cui è sempre stato considerato una delle memorie storiche. Nel 1996 ha curato tutte le iniziative editoriali legate al centenario della 'rosea' realizzando anche mostre fotografiche ('Il Giro racconta' e una monografica su Fausto Coppi). Ha pubblicato 'TuttoCoppi' – premio Emilio De Martino 2000 – e con Marco Pastonesi 'Coppi, ma Serse'. Con Pier Bergonzi ha curato un libro su storia, leggende, curiosità e protagonisti del Giro d'Italia (1999). Dal 1998 curava la realizzazione di un calendario dedicato a Coppi, ma che coinvolgeva storia, personaggi e letteratura del ciclismo. Il nostro premio perde una figura illustre del suo Comitato d’Onore e tutti noi perdiamo un Amico: gentile, colto e simpatico. Jacopo Bononi-presidente |
| Premio La Tore 2023 |
| Vince Catena Fiorello Galeano |
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Come si dice, le cose se si fanno vanno fatte bene. Appare evidente che la scelta del Comitato Promotore del Premio letterario La Tore isola d’Elba, in pieno accordo col Comitato Scientifico e d’Onore, di nominare Catena Fiorello Galeano vincitrice della diciannovesima edizione del riconoscimento rispecchi due criteri fondamentali, ossia quello di aver scelto una donna per la prima volta e quello di aver scelto un’autrice che rappresenta appieno quei caratteri di ‘eccellenza e di ingegno’ tipici del premio. Infatti la produzione letteraria della vincitrice si mostra per quello che è, ossia un caleidoscopico e variegato intreccio di storie e personaggi che la vivace fantasia dell’autrice espone, mediando temi di grande valore e attualità come il bisogno di restare sempre lagati alle proprie radici, di comprenderle appieno e poi semmai da lì compiere un percorso di distacco, anche duro e traumatico, che si può fare solo tramite la conoscenza. Allora ogni singolo personaggio dei suoi romanzi, pur brillando di luce propria, è accomunato agli altri da questi irrinunciabili elementi, la cui conoscenza appunto fa sì che anche la critica più feroce ai lati più negativi e barbari della vita sociale descritta possa essere credibile e se possibile ancora più pungente. Da qui abbiamo, tra tutti i suoi romanzi, ‘Picciridda’ (Baldini Castoldi dalai, 2006) nel quale la Sicilia trasuda aromi e suoni, ma nello stesso tempo diventa una violenta, nonché priva di ipocrisia, critica allo ‘status sociale’ in cui la vicenda della piccola protagonista viene descritta. Dal romanzo è stato tratto un bellissimo film che con la potenza delle immagini stigmatizza ancor più, se ce ne fosse stato bisogno, l’urgenza di squarciare il velo che da sempre copre violenza e abusi contro l'universo femminile. Tuttavia sono varie e complesse le tematiche affrontate dalla Fiorello nei suoi libri: dai rapporti spesso conflittuali tra genitori e figli, a quelli sovente dolorosi che si creano nelle storie d’amore. Oppure nei suoi scritti si dipingono figure femminili vivaci e intraprendenti, come nella serie delle ‘signore di Monte Pepe’ o si affrontano tematiche legate al bullismo e alla difficoltà che si ha nell’adolescenza ad essere pienamente accettati, anche attraverso una ‘letteratura di fantasia’, come in ‘Piccione picciò’ (Giunti, 2021). Il suo ultimo romanzo di grande successo è ‘Ciatuzzu’ (Rizzoli, 2022) nel quale il piccolo protagonista deve affronatre due drammi, ossia quello della perdita della madre e quello di essere costretto dal padre a vivere in una terra lontana. Ancora la sofferenza e la forza per combatterla. Il quadro-premio sarà un’opera postuma della collezione privata della famiglia del maestro Giancarlo Castelvecchi, che ricorderemo insieme con il caro figlio Michele, tragicamente scomparso da poco: un uomo, il maestro Castelvecchi, che ha fatto della valorizzazione della propria Terra, ossia la nostra isola, il centro della sua Arte e dei legami con la famiglia, in particolare col figli Michele e Ilaria, lo specchio della propria esistenza, proprio quei valori e quella ‘poetica’ che sono stati fondamentali per la vincitrice. La serata di consegna del premio a Catena Fiorello Galeano sarà domenica 23 luglio in Piazza della chiesa a Marciana Marina, a partire dalle 21.45. Il Premio letterario La Tore Isola d’Elba è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro, nonché patrocinato dal Comune di Marciana Marina con la partecipazione della Pro-Loco marinese e vede anche quest’anno la sponsorizzazione di Acqua dell’Elba che acquisterà il quadro-premio di Giancarlo Castelvecchi. Condurrà la serata come di consueto la dottoressa Alessandra Fagioli con il prof. Angelo Filippo Rampini dell’Università di Brescia. Non mancherà il consueto omaggio del dott. Marcello Bruschetti, presidente di Enoglam EVO. |
| L'opera del premio 2022 |
| Il maestro Walter Puppo ha realizzato una cellula per Gramellini |
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Nell’Opera, che sarà esposta all’Arthotel Gabbiano Azzurro Due di Marciana Marina fino alla consegna al vincitore del premio 2022, vediamo anche i blindati che minacciano la integrità della Nazione Ucraina e la parte bianca che ispira la purezza da loro compromessa. Nello specchio invece si può riflettere la nostra anima di uomini liberi e che anelano alla Pace tra i Popoli liberi da sovrani nella propria Terra. Il maestro Walter Puppo è membro del Comitato scientifico e d’Onore del premio fin da quando nel 2008 ha realizzato il premio consegnato a Gianantonio Stella e per tutti questi anni ha partecipato attivamente alle attività culturali dell’isola e non solo, facendo onore al ricordo indelebile del padre, il maestro Eolo Puppo, tanto apprezzato alla Marina come uomo e come artista. Di lui ha scritto, tra i molti che ne hanno apprezzato le doti artistiche, Susanna Ragionieri: (…) così sono nate le “cellule”: la forma sintetica, allungata, frontale, riporta per ammissione dell’artista “a visioni arcaiche, pietre, isole e organismi strettamente legati alla natura”, ma come accade alle forme e ai simboli lasciati per lungo tempo a sedimentarsi nella memoria, ciò che resta della loro esistenza è soltanto l’impronta, la traccia abrasa e quasi senza peso; nè potrebbe essere altrimenti, pensavo qualche anno fa, nella condizione di frammentarietà e di solitudine del presente; dunque “cellule” come ossi di seppia della contemporaneità. (…) Nato a Portoferraio nel 1957, Puppo si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed ha esposto nelle principali gallerie italiane e europee sia da solo sia in mostre collettive di notevole successo. Il Premio letterario La Tore Isola d’Elba, che si terrà il prossimo 23 luglio alla Marina, è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro, nonché patrocinato dal Comune di Marciana Marina con la partecipazione della Pro-Loco marinese e vede anche quest’anno la sponsorizzazione di Acqua dell’Elba che acquisterà il quadro-premio. Condurrà la serata come di consueto la dott.ssa Lucia Soppelsa e non mancherà il consueto omaggio del dott. Marcello Bruschetti, presidente di Enoglam EVO. |
| Premio La Tore 2022 |
| Massimo Gramellini vince la nuova edizione del premio |
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Il vincitore della diciottesima edizione del Premio letterario La Tore isola d’Elba, previsto per sabato 23 luglio in piazza della Chiesa a Marciana Marina, che fu avviato con la sua libreria da Franco Semeraro con la consorte signora Lucia nel 2005 e che poi si è avvalso della amichevole collaborazione dell’Hotel Gabbiano Azzurro, è Massimo Gramellini. Scrittore, saggista, giornalista e conduttore televisivo di successo, Gramellini ha legato emozionalmente il suo pubblico a sé stesso con il romanzo ‘Fai bei sogni’ (Longanesi, 2012), dal quale Marco Bellocchio ha tratto uno splendido film. Massimo Gramellini è nato il 2 ottobre 1960 a Torino. Nonostante lo scrittore sia nato a Torino, la sua famiglia era originaria della Romagna. Dopo aver conseguito il diploma di liceo classico presso l’Istituto San Giuseppe, nel 1985 decise di lasciare il mondo universitario e di iniziare a collaborare con il Corriere dello Sport, dando avvio alla sua carriera giornalistica. Assunto, un anno più tardi, come praticante al 'Giorno', sempre nella redazione sportiva, ha l'opportunità di raccontare in maniera dettagliata il primo scudetto di Silvio Berlusconi alla guida del Milan e di seguire i più importanti tornei di tennis del mondo dal vivo. Gramellini nell'inverno del 1988 si sposta a Roma, per lavorare nella redazione locale de 'La Stampa': spesso, però, si trasferisce a Napoli, soprattutto per seguire la vita calcistica ed extra-calcistica di Diego Armando Maradona. Scrive di sport anche durante i Mondiali di Italia '90: anzi, è proprio un suo articolo riguardante Gianluca Vialli che induce la Nazionale azzurra a intraprendere un silenzio-stampa. Nel 1991, poi, il giornalista torinese lascia il mondo dello sport per dedicarsi alla politica e diventare corrispondente della 'Busiarda' da Montecitorio: ha modo di raccontare i protagonisti di Mani Pulite, e narrare in prima persona la morte della Prima Repubblica e la nascita della Seconda. Sposatosi con Maria Laura Rodotà, nel 1993 viene scelto come inviato speciale per le cronache da Sarajevo. Gramellini nell'inverno del 1988 si sposta a Roma, per lavorare nella redazione locale de 'La Stampa': spesso, però, si trasferisce a Napoli, soprattutto per seguire la vita calcistica ed extra-calcistica di Diego Armando Maradona. Scrive di sport anche durante i Mondiali di Italia '90: anzi, è proprio un suo articolo riguardante Gianluca Vialli che induce la Nazionale azzurra a intraprendere un silenzio-stampa. Nel 1998 Massimo Gramellini fa ritorno a Milano, questa volta per dirigere il settimanale de 'La Stampa', Specchio, su cui cura la rubrica 'Cuori allo Specchio', una sorta di posta del cuore. Dopo essersi spostato ancora a Roma, il 12 ottobre del 1999 inaugura una rubrica il 'Buongiorno' che compare in taglio basso sulla prima pagine della 'Stampa', a commento di un avvenimento importante della giornata. Lasciata Roma nell'ottobre 2005, Gramellini torna finalmente a casa, a Torino, nominato vice-direttore del quotidiano piemontese. Poco dopo, inizia a collaborare con 'Che tempo che fa', la trasmissione di Fabio Fazio in onda su Raitre, per la quale ogni sabato sera elenca e commenta le notizie più importanti di giorni precedenti. Dopo il già citato 'L'ultima riga delle favole', primo romanzo che ha venduto più di 250 mila copie in Italia, pubblica a marzo del 2012 'Fai bei sogni', che in meno di due mesi raggiunge il mezzo milione di copie vendute. La sua opera letteraria, in ogni caso, comprende numerosi altri volumi: tra gli altri si segnalano '1994 colpo grosso' (scritto con Curzio Maltese e Pino Corrias e pubblicato per Baldini & Castoldi), 'Ci salveranno gli ingenui' (uscito nel 2007 per Longanesi) e 'La patria, bene o male' (scritto da Carlo Fruttero e pubblicato nel 2010 da Mondadori). Dopo aver trascorso 28 anni alla Stampa, il 21 gennaio 2017 saluta i suoi lettori con un ultimo 'Buongiorno'. Dal successivo 13 febbraio collabora al 'Corriere della Sera' come editorialista, e con una rubrica quotidiana intitolata 'Il caffè'. Conduce con successo dal 2016 il programma “Le parole” ogni sabato su Raitre in prima serata. L’opera del premio 2022 è stata assegnata al maestro Walter Puppo che ha realizzato una sua cellula particolare, dedicata al dramma ucraino. Il Premio letterario La Tore Isola d’Elba è promosso da Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro, nonché patrocinato dal Comune di Marciana Marina con la partecipazione della Pro-Loco marinese e vede anche quest’anno la sponsorizzazione di Acqua dell’Elba che acquisterà il quadro-premio di Puppo. Condurrà la serata come di consueto la dott.ssa Lucia Soppelsa e non mancherà il consueto omaggio del dott. Marcello Bruschetti, presidente di Enoglam EVO.
Motivazione del premio: Per la sua complessa attività di giornalista prima sportivo poi in qualità di notista politico ed editorialista, tramite anche rubriche quotidiane molto seguite dai suoi estimatori, tra queste Cuori allo Specchio su Specchio, il Buongiorno su La Stampa e Il caffè su il Corriere della Sera. Per la sua attività di saggista sia su temi calcistici sia su temi storici, attraverso anche la collaborazione con altri importanti studiosi e saggisti. Per la sua partecipazione e la cura di programmi televisivi di grande successo come ‘Che tempo che fa’ in co-conduzione con Fabio Fazio e negli ultimi anni il seguitissimo programma del sabato sera ‘Le parole’. Per la sua produzione letteraria di romanzi legati a tematiche estremamente delicate e in parte autobiografiche, attraverso cui ha stabilito un collegamento diretto con i suoi lettori. Per in particolare il best seller ‘Fai bei sogni’, dal quale è stato tratto un film di grande qualità per la regia di Marco Bellocchio. Per la sua complessiva figura di ‘uomo di cultura’ che ha saputo fornire sempre una visione nitida e attenta dei fatti e delle vicende nazionali ed internazionali, nonché affrontare tramite la narrativa temi sensibili e innovativi, stabilendo col suo pubblico una forte e duratura empatia. |
| Premio La Tore 2020 |
| Vince Pietrangelo Buttafuoco |
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E’ con grande gioia che il Comitato Promotore del Premio letterario la Tore isola d’Elba ha proposto al Comitato Scientifico e d’Onore il nome dello scrittore e saggista siciliano Pietrangelo Buttafuoco, ottenendo la ratifica del medesimo quale vincitore della nuova edizione del premio, come da regolamento. Buttafuoco incarna senza alcun dubbio il ‘prototipo ideale’ di personaggio pubblico e di intellettuale poliedrico e eclettico, caratteristiche che contraddistinguono i vincitori del riconoscimento marinese. Lo scrittore e saggista siciliano infatti mostra da sempre quell’ingegno e quell’eccellenza nella propria attività professionale che sono alla base dei criteri selettivi del Comitato Promotore del riconoscimento elbano. Nato a Catania da una famiglia originaria della provincia di Enna, dopo essersi diplomato presso il Liceo classico ‘Nunzio Vaccalluzzo’ di Leonforte, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi di Catania. Buttafuoco comincia la sua attività giornalistica collaborando con riviste come Proposta. Poi collabora con Il Giornale. Tra il dicembre 1995 e il 1996, è direttore del periodico L'Italia settimanale, dove si segnala per copertine dai titoli provocatori. Alla fine degli anni novanta conduce per due stagioni, su Canale 5, chiamato dall'allora direttore Giampaolo Sodano, la trasmissione ‘Sali e Tabacchi’. Lasciato Il Giornale, lavora per alcuni anni al Foglio di Giuliano Ferrara, prima di approdare nel 2004 a Panorama chiamato da Pietro Calabrese. Nel 2005 pubblica per la Arnoldo Mondadori Editore il romanzo di grande successo ‘Le uova del drago’, finalista al Premio Campiello 2006. In precedenza per le Edizioni di Ar, ha pubblicato una raccolta di suoi articoli dal titolo Fogli consanguinei. Nel 2006 realizza su LA7 il programma Giarabub. Il 18 maggio 2007 viene nominato presidente del Teatro Stabile di Catania, succedendo al dimissionario Pippo Baudo. Da giugno a settembre 2007 conduce su LA7, in coppia con Alessandra Sardoni, la trasmissione Otto e mezzo, nella sostituzione estiva dei conduttori Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni. Il 5 febbraio 2008 esce il suo secondo romanzo, ‘L'ultima del Diavolo’, pandemia, in cui si parla della vicenda del monaco cristiano Bahira, che secondo una leggenda avrebbe riconosciuto nel giovane Maometto i segni del carisma profetico. Nel 2008 pubblica anche Cabaret Voltaire, un saggio sul rapporto tra Islam e Occidente. Il 1º febbraio 2009 ha ricevuto la ‘Candelora d'Oro’, riconoscimento istituito dal Comune di Catania nel 1988. Nel novembre 2009 ha pubblicato il volume 'Fìmmini'. A partire dal novembre 2011 conduce la trasmissione settimanale ‘Questa non è una pipa’ su Rai 5. Nel 2011 pubblica anche il romanzo ‘Il Lupo e la Luna’. Il 16 novembre 2011 è nominato consigliere d' amministrazione dell'Università degli Studi di Enna ‘Kore’. Dal marzo 2012 collabora a La Repubblica. Dopo 5 anni, il 29 ottobre 2012, si dimette dalla presidenza del Teatro Stabile di Catania. Continua a scrivere sul settimanale fino al marzo 2013. Lasciato Panorama, riprende a scrivere per Il Foglio. Dal febbraio 2015 scrive per il Fatto Quotidiano e a partire dal 2019 inizia anche a collaborare con Il Quotidiano del Sud. A novembre di quell'anno è nominato presidente del Teatro Stabile d'Abruzzo. Ultimo suo discusso saggio è ‘Salvini e/o Mussolini’, edito da pochi mesi e già ‘best seller’. Il Comitato Promotore e quello d’Onore del premio La Tore omaggeranno il dott. Pietrangelo Buttafuoco, ospite la sera del 18 luglio a Marciana Marina in occasione della sua premiazione in piazza della Chiesa dalle 21.45, pandemia permettendo, quale vincitore del premio 2020, attraverso l’Arte. Il Premio della sedicesima edizione è stato commissionato dal Comitato Promotore al pittore bresciano Luca dall’Olio che sta realizzando un quadro dedicato allo scrittore siciliano. Il Premio letterario La Tore, giunto alla sua sedicesima edizione e che è promosso dalla libreria Rigola di Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro, nonché patrocinato dal Comune di Marciana Marina con la partecipazione della Pro-Loco marinese, vede anche quest’anno la sponsorizzazione di Acqua dell’Elba che acquisterà il quadro-premio di Dall’Olio. Condurrà la serata come di consueto la scrittrice dott.ssa Alessandra Fagioli insieme con il prof. Angelo Filippo Rampini: non mancherà il consueto omaggio del dott. Marcello Bruschetti, presidente di Enoglam EVO. |
| L'opera del premio 2020 |
| Luca Dall'Olio realizza il quadro premio |
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La ripartenza dell’Isola d’Elba dovrà avvenire anche dalla Cultura e sebbene i tempi sembrino ancora lontani e complessi, il Comitato Promotore del Premio letterario la Tore Isola d’Elba ha affidato al Maestro Luca Dall’Olio il compito di realizzare il quadro premio del 2020. Quello che sorprende in questi lavori è la qualità del disegno, trattenuto dagli eccessi retorici grazie all’equilibrio fra le varie parti dell’insieme, che impone una lettura di sintesi fra gli elementi che costituiscono un coerente paesaggio mentale. Quanto alle potenzialità coloristiche e inventive del decoro va detto in quale modo esse rendono accattivante la narrazione, la cui trama sembra appartenere a un maestro antico, come quelli che decoravano di forme luminose le vetrate delle chiese, o che intessevano grandi arazzi sulle pareti degli antichi castelli. A questo tipo di elaborazione estetica appartiene l’aprospetticità delle opere di Dall’Olio, che sa disegnare la sua interiorità provocando effetti visivi di cieli stellati e di città immaginarie dove si svolgono incontri di figure cavalleresche e magiche, dove si aprono antichi portali istoriati su traversie avventurose ormai prossime al compimento e alla soluzione di tutti i misteri. Così il prof. Vittorio Sgarbi parla del maestro Luca Dall’Olio che sarà l’Autore del quadro premio della edizione che si terrà in luglio, come di consueto, pandemia permettendo. Il Premio letterario La Tore, promosso dalla libreria Rigola di Franco e Lucia Semeraro e dall’Hotel Gabbiano Azzurro, nonché patrocinato dal Comune di Marciana Marina con la partecipazione della Pro-Loco marinese, vede anche quest’anno la sponsorizzazione di Acqua dell’Elba: la prestigiosa Azienda elbana infatti acquisterà l’opera premio da donare al vincitore. Dall’Olio nasce a Chiari, dopo aver frequentato il Liceo Artistico Foppa di Brescia si diploma all’Accademia di Brera nel 1980 per poi iniziare immediatamente la sua carriera artistica. Nel 1986 viene pubblicata la prima monografia dedicata al suo lavoro e intitolata “Luca Dall’Olio, un giovane principe nell’impero dei segni”, seguita da “Sedimentazioni Sentimentali”, altra monografia uscita nel 1990 in occasione della mostra all’interno del prestigioso Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Il mezzo principale di espressione dell’artista è la pittura ad olio, ma i suoi lavori includono serigrafia, scultura, e fotografia. Gli strumenti utilizzati sono pittura acrilica, foglia oro, piombo, legno, acciaio, ferro e rame. I suoi viaggi alla scoperta del mondo e dei luoghi più nascosti dell’amata Italia sono sempre stati per l’artista un’infinita fonte di ispirazione e un’occasione per filtrare e reinterpretare volti, paesaggi, città e culture lontane. Ispirazione e grande rispetto anche nei confronti dell’opera dell’espressionista Ernst Ludwig Kirchner e dell’artista e architetto Friedensreich Hundertwasser. Dall’Olio ha esposto ed espone presso gallerie e istituzioni museali nazionali e internazionali, e in fiere d’arte moderna e contemporanea, come la Miami International Expo e la Art Expo di NY. Partecipa alla XII Esposizione Nazionale Quadriennale di Roma, e nel 2011 viene selezionato tra gli artisti del Padiglione Italiano della “Biennale di Venezia 54 Esposizione Internazionale d’Arte”. Recentemente coinvolto nel sociale con progetti e laboratori di Arte terapia, collaborazioni con Anfas, con i ragazzi della Cooperativa Sociale Zefiro. Il Maestro ha partecipato al progetto Aba Autismo, il quale sfocia nella mostra collettiva “Dare forma ai Sogni” presso la Porta Sant’Agostino di Bergamo. Nel 2018 Luca vive una lunga esperienza, in Brasile, precisamente nel Parà, a Castanhal, presso l'Escola das Artes São Lucas. Sempre a Castanhal, l'artista ha l'occasione di organizzare un laboratorio con la Ceapa, Centro de Atendimento a Pessoa con Autismo. È stata realizzata una mostra personale di Luca Dall’Olio presso la prestigiosa sede della Fondazione Morcelli a Chiari. In questo progetto Paolo Cappelletti attraverso lo scritto critico ha esplorato le diverse direzioni tematiche della produzione dell’artista. Il desiderio è di promuovere Marciana Marina attraverso l’Arte e la Cultura da parte della Amministrazione guidata da Gabriella Allori e da parte dell’Assessore alla Cultura Santina Berti che, puntando su questo settore, credono nel rilancio della cittadina in campo nazionale tramite questo premio, oltre che grazie allo Strega-Edizione Isola d’Elba la cui Fondazione guidata dal Dott. Stefano Petrocchi già collabora attivamente con noi per una nuova edizione isolana dell’Evento. (per info sull’Artista www.dallolio.it) |
| Premio La Tore 2020 |
| Pietrangelo Buttafuoco vince la sedicesima edizione |
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Motivazione del premio: “ Per la sua carriera di giornalista iniziata dopo aver conseguito la Laurea in Filofosia all’Università di Catania e essersi perfezionato in Germania. Per la sua attività di pubblicista in numerose testate importanti quali L’italia settimanale, Il Foglio, Il Giornale, Panorama e recentemente il Fatto Quotidiano, ove il suo stile e la sua originale visione dell’attualità gli hanno ritagliato un posto particolarissimo nel giornalismo italiano. Per la sua attività nell’ambito delle attività culturali teatrali italiane, prima al Teatro Stabile di Catania e poi al Teatro Stabile d’Abruzzo di cui assume la carica di Presidente. Per la sua attività di saggista, attraverso cui affronta le tematiche più varie, sempre con estremo rigore e con uno stile letterario ‘alto’ che lo distingue. Per la sua dedizione alla letteratura e in particolare alla narrativa attraverso cui, fin dal suo esordio di successo con il romanzo ‘Le uova del Drago’ (Mondadori, 2005) e poi con altre opere di altrettanto successo, lega spesso vicende storiche del primo Novecento con una scupolosa e attenta analisi socio-culturale, mentre in altre sposa felicemente il suo amore per l’amata Sicilia con vicende di fantasia, pur pregne dei contenuti stilistici della sua Terra. Per la sua partecipazione a svariati programmi televisivi di successo sia come conduttore sia come ospite, durante i quali il suo punto di vista sempre originale e ‘puntuto’ ha fatto il paio con l’inconfondibile e colto eloquio che lo contraddistingue. Per la sua complessiva figura di Uomo di Cultura che ha saputo ritagliarsi nel panorama culturale e letterario italiano uno spazio originale e non sovrapponibile, per stile e sagacia, ad alcun altro.” Il comitato promotore trasmette la suddetta Motivazione, in data 1 maggio 2020, al Comitato scientifico e d’Onore, per le ratitifiche del caso, auspicando una positiva valutazione del vincitore. Marciana Marina, lì 1 Maggio 2020 |








